Per oltre 150 anni, il punto più alto del South Dakota è stato conosciuto da tutti come Harney Peak.

L’11 agosto del 2016 venne poi ribattezzato con il nuovo nome di Black Elk Peak, per onorare Nicholas Black Elk – comunemente noto appunto come “Alce Nero” (una guida spirituale e uomo di medicina degli Oglala, una tribù della famiglia Lakota-Sioux), e per riconoscere il significato importante di questa montagna per i nativi americani.

Questo picco si trova nella contea di Pennington, in South Dakota, dentro la regione delle famosissime “Black Hills” (un’immensa grande area che comprende parte del South Dakota e si estende fino in Wyoming).

Considerate sacre dalle tribù degli indiani d’America, prendono il loro nome dalla traduzione delle parole dei Lakota Sioux: Pahá Sápa (che vogliono appunto dire “Colline Nere”, in riferimento alle fitte foreste di pini che punteggiano queste incredibili zone del Grande West Americano).

Per meglio comprendere l’importanza di queste colline per la cultura dei nativi, è importante osservare insieme la complessa geologia di quest’area naturale sede di meraviglie uniche con luoghi degni di nota, come ad esempio Wind Cave National Park, Devils Tower National Monument, Spearfish Canyon, insieme a molti altri ancora.

Grazie alla loro incredibile biodiversità, perfetta per fornire il cibo necessario alle mandrie di animali che attraversavano le Grandi Pianure, le Black Hills erano da sempre un eccellente terreno di caccia per i nativi americani, che hanno vissuto in questa zona per centinaia di generazioni (con reperti archeologici che troviamo risalenti persino a più di diecimila anni fa).

Ancora oggi, Black Elk Peak si trova (non soltanto metaforicamente) al centro di tutto ciò che Alce Nero descriveva così nelle sue visioni, che egli esprimeva così:

“Mi trovavo sulla montagna più alta di tutte, e tutt’intorno sotto di me c’era l’intero cerchio del mondo.
E mentre stavo lì ho visto più di quanto posso dire, e ho capito più di quanto ho visto;
poiché vedevo in modo sacro le forme di tutte le cose nello Spirito,
e la forma di tutte le forme poiché devono vivere insieme come un unico essere.
E vidi che il Sacro Cerchio del mio popolo era uno dei tanti cerchi che formavano un cerchio,
largo come la luce del giorno e come la luce delle stelle,
e al centro cresceva un possente albero fiorito per proteggere tutti i figli di una madre e di un padre.”

Questo luogo è stato un punto focale per quello che fu l’incontro, e lo scontro direi, con i primi europei ed i cittadini in cerca di fortuna che arrivavano dall’est della nazione.

Negli anni 1850 si intensificarono le guerre tra il governo degli Stati, che supportava la veloce espansione verso Ovest dei coloni pionieri, ed il popolo dei Sioux.
Questi ultimi stavano cercando di resistere alla continua invasione nelle loro terre, per proteggere la loro nazione ed il loro stile di vita tradizionale.

Nonostante i Sioux fossero una delle più potenti Confederazioni dei nativi americani nel territorio delle Grandi Pianure, queste continue lotte indebolirono comunque il loro popolo.

Vedendo avvicinarsi il possibile rischio di dover a cedere anche loro lentamente parti di loro territori e diritti, i Sioux trovarono un primo accordo con il governo degli Stati, che nel 1868 firmò con loro il famoso “Trattato di Fort Laramie”.

Con tale trattato, il governo americano si era impegnato a tenere lontani per sempre tutti gli insediamenti dei “bianchi” dalle Black Hills, considerate sacre per le tribù dei nativi.

Ma, questo accordo fu disonorato poco meno di dieci anni dopo.

Per anni corsero le voci che vi fosse la presenza di oro nei terreni sottostanti a queste verdi colline.
Nel 1874, esse furono poi ufficialmente confermate quando il generale George Armstrong Custer guidò una spedizione ricognitiva nell’area.

Una volta scoperti i ricchi giacimenti del preziosissimo minerale, la voce si sparse rapidamente in tutta la nazione, creando così quella che venne definita da tutti la folle “Corsa all’Oro”!
Fu un momento a dir poco storico per il Grande West Americano.

Accorsero così migliaia di minatori e nuovi coloni nell’area, che costruirono nuove città come ad esempio la storica Deadwood, Custer e Hill City.

Quel massiccio afflusso di persone non fece però altro che accendere poi la Grande Guerra Sioux, conosciuta da molti anche come la “Guerra delle Black Hills”.

In pochi anni il conflitto infuriò sempre più crudelmente, da entrambe le parti, sfociando poi nella forse più famosa Battaglia di Little Bighorn (chiamata anche “Custer’s Last Stand”), che avvenne nel territorio orientale del Montana.

Il 25 giugno 1876 migliaia di guerrieri Lakota Sioux, Northern Cheyenne e Arapaho (si stima che fossero tra i sei e gli ottomila almeno) combinarono insieme le forze per colpire insieme, sconfiggere ed annientare il rinomato 7° Reggimento di Cavalleria dell’Esercito degli Stati Uniti (che era comandato dallo stesso generale George Armstrong Custer), nei pressi del Little Big Horn River.

La battaglia di Little Bighorn segnò probabilmente la vittoria più decisiva dei nativi americani e la peggiore sconfitta dell’esercito americano nella storia del Grande West Americano.

Allo stesso tempo, creò però uno spartiacque nella storia, perché quella tremenda perdita di così tanti soldati giustificò il governo americano verso l’opinione pubblica ad un più ancora massiccio intervento militare dell’esercito contro gli indiani.

Devastati dalle numerose perdite di vite umane, nella primavera successiva i nativi dovettero cedere ad accettare un nuovo accordo con il governo degli Stati Uniti.

Alla fine del 1877 le Black Hills vennero così annesse ai territori degli U.S.,
e furono così create le “riserve indiane”, in cui furono forzatamente confinate le diverse popolazioni autoctone.

Nel 1855 l’imponente montagna al centro delle Black Hills di cui qui vi parlo venne ribattezzata con il nome di Harney Peak, in onore del Generale William Harney, il comandante di una precedente spedizione militare nella regione.

Per i Sioux questo rappresentava però un grave insulto.
Come si poteva dare al picco il nome di un uomo che aveva massacrato donne e bambini Brule Sioux?

Questo fece così iniziare decenni di sforzi e pressioni, fino poi alla nuova rinomina nel 2016 per onorare il visionario Alce Nero ed il suo popolo, con una cerimonia di perdono e guarigione.

Per salire oggi fino in cima a Black Elk Peak, e raggiungere la sua vetta, ci sono sentieri ben stabiliti di varie lunghezze da percorrere e livelli di abilità e difficoltà.
Il percorso completo è di 11 chilometri andata e ritorno dal Sylvan Lake.

Poiché sono necessarie alcune ore a piedi, vi ricordo di tenere a mente che il clima del South Dakota potrebbe cambiare rapidamente.
Perciò, vi consiglio di portarvi sempre dietro un abbigliamento adeguato a questo tipo di attività all’aperto.

Durante la vostra escursione ammirerete le viste di Little Devil’s Tower e Cathedral Spires.
Entrambe le guglie sono raggiungibili tramite sentieri prestabiliti (Trailheads) lungo il percorso sterrato.

La caratteristica più notevole ed iconica di Black Elk Peak è la torre in pietra costruita in cima come torre di avvistamento antincendio dai Civilian Conservation Corps durante il periodo della Grande Depressione.
Completata nel 1938, fu presidiata fino al 1967.

Eccoci finalmente sulla vetta di Black Elk Peak!
I panorami ed i paesaggi che si vedono da qui, credetemi, sono davvero mozzafiato!

Con un’altitudine di 2.208 metri fanno di questo picco il vero “tetto” del South Dakota,
ed il quindicesimo punto più alto negli Stati Uniti.

Venite a scoprire insieme a me
la storia della vetta granitica al centro delle Black Hills, in South Dakota,
e la sua significativa importanza per i popoli nativi del Grande West Americano!

Vi invito a seguirmi e ascoltarmi fino alla fine dei miei tanti racconti:
Attraverso lo storytelling delle mie molteplici esperienze!

– Maurizio –

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Black Hills – le sacre Colline Nere

La torre di avvistamento antincendio

Curiosi incontri ad alta quota

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