Il Flamingo: un amore di famiglia – Colpo di fulmine, tra il glamour della Riviera e la magia di sentirsi a casa
C’è un modo particolare per me di raccontare un albergo come il Flamingo di Gatteo a Mare.
Un modo che non parte dalle stelle, dalle camere, dai servizi o da quello che normalmente si racconta quando si parla di un hotel.
Bisogna partire dal tempo.
Dal tempo che questo luogo porta con sé. Da quello che sento io, adesso che sono qui.
Perché il Flamingo, in questi giorni, è diventato per me qualcosa di molto diverso da quello che immaginavo quando sono arrivato.
È stata la più bella sorpresa di queste mie vacanze!
E forse la cosa più bella è proprio che non me l’aspettavo.
Sono arrivato pensando semplicemente a una breve vacanza al mare.
Qualche giorno per staccare. Il sole. La spiaggia. Il mare. La voglia di riposarmi, di respirare, di lasciarmi alle spalle, per un po’, il ritmo delle giornate normali.
Pensavo di aver scelto solo un albergo.
E invece mi sono ritrovato dentro un’atmosfera.
Dentro una storia.
Dentro una sensazione.
Quella sensazione rara di essere a casa, lontano da casa.
Ed è una cosa che faccio fatica a spiegare.
Perché ci sono alberghi belli. Ci sono alberghi eleganti. Ci sono alberghi curati. Ci sono alberghi che ti colpiscono per quello che hanno.
E poi ci sono luoghi che ti sorprendono per quello che ti fanno sentire.
Il Flamingo, per me, è diventato questo.
Un luogo nel quale, giorno dopo giorno, ho smesso di sentirmi semplicemente ospite. Ho cominciato a sentirmi parte di qualcosa.
E mentre lo scrivo mi accorgo che ho quasi gli occhi lucidi.
Ma non per nostalgia.
Per gioia.
Il Flamingo è lì, sul lungomare di Gatteo a Mare.
Davanti alla spiaggia.
Davanti all’Adriatico.
E già questo, per me, è parte della sua magia.
Perché qui il mare non è semplicemente vicino.
Il mare è presente.
Lo senti. Lo vedi. Lo ascolti.
Entra nelle giornate. Entra nei pensieri. Entra persino nei momenti in cui non lo stai guardando.
Ma la storia di questo luogo speciale comincia molto prima della mia vacanza.
Comincia nel 1979.
E quando penso a quella data, mentre sono qui, la mia immaginazione corre indietro nel tempo.
Ma, a pensarci bene, la storia del Flamingo comincia ancora prima.
Comincia da una famiglia.
Dalla prima generazione, quella di Guerrino Manuzzi e Dora Buda.
Una famiglia già legata al commercio e all’ospitalità, proprietaria del Bazar e Albergo Manuzzi.
È da lì che parte quel filo familiare che, negli anni, arriverà poi nel tempo fino al Flamingo.
Un filo che passa da una generazione all’altra.
Dalla prima alla seconda.
E poi dalla seconda alla terza.
Perché l’ospitalità, in questa famiglia, non sembra essere stata soltanto un’attività.
È diventata una tradizione.
Un modo di vivere.
Un modo di guardare alle persone che arrivano, che soggiornano, che ritornano.
La seconda generazione è quella di Lauro Manuzzi e Donatella Masacci.
Entrambi provenienti da famiglie alberghiere, decisero di seguire le orme dei propri genitori.
E nel 1979 costruirono l’Hotel Flamingo.
Ed è qui che quella storia familiare prende una nuova forma.
Una nuova casa.
Un nuovo progetto.
Una nuova scommessa.
Un albergo che nasce dal desiderio di continuare qualcosa che era già cominciato prima.
Mi viene da immaginare con la mente la Riviera di allora.
Gli anni Settanta.
Un’Italia diversa.
Le automobili cariche di valigie. I finestrini abbassati. Le famiglie che partono verso il mare. I bambini che non vedono l’ora di arrivare. Le strade assolate.
E poi quella sensazione bellissima che arriva quando finalmente si vede il mare.
La vacanza comincia davvero lì.
Immagino la spiaggia. Le cabine. Le biciclette. I colori. La musica. Le voci. Le giornate lunghissime. Le serate che sembravano non finire mai.
E immagino Lauro e Donatella Manuzzi quando decisero di iniziare questa avventura.
Un albergo che allora doveva essere semplicemente un progetto, un sogno, una scommessa.
Non potevano sapere quanta vita sarebbe passata da qui.
Non potevano sapere quante estati avrebbe attraversato. Quante famiglie. Quanti bambini. Quante coppie. Quante amicizie. Quanti ritorni.
E questa cosa mi fa pensare.
Perché quando un albergo attraversa quasi mezzo secolo, smette di essere soltanto un edificio.
Diventa una specie di contenitore di memorie.
Ogni stanza avrà visto qualcosa.
Una partenza.
Un arrivo.
Una sorpresa.
Una discussione.
Una risata.
Un amore.
Un bambino che dormiva per la prima volta lontano da casa.
Una famiglia che aspettava tutto l’anno per tornare qui.
E chissà quante persone, nel corso degli anni, hanno guardato il mare da questo stesso punto in cui lo guardo io.
È una sensazione strana.
Quasi come se, per qualche istante, il tempo si sovrapponesse.
Io sono qui oggi.
Ma dietro di me sento tutte le estati che sono passate.
E oggi quella storia continua con la terza generazione.
Con Virginia Manuzzi.
Virginia è cresciuta nell’hotel.
Vive nel mondo dell’hotellerie fin da bambina e il Flamingo è, per lei, la sua casa preferita.
È cresciuta dentro questa realtà, conoscendone i ritmi, le persone, le stagioni e tutto ciò che significa vivere l’ospitalità dall’interno.
E proprio per questo ha deciso di continuare l’attività familiare.
Oggi Virginia è alla guida della società che gestisce il Flamingo.
E quando penso a questa continuità, mi colpisce ancora di più l’idea del tempo.
Perché il Flamingo non mi racconta soltanto quasi mezzo secolo di storia di un albergo.
Racconta una storia che attraversa tre generazioni.
Guerrino e Dora.
Lauro e Donatella.
E oggi Virginia.
Generazioni diverse.
Epoche diverse.
Ma lo stesso filo.
Quello dell’ospitalità.
Quello della famiglia.
Quello di una casa che, generazione dopo generazione, ha continuato ad accogliere persone.
E poi c’è il Flamingo degli anni Settanta.
Il Flamingo dei colori.
Del glamour.
Della moda.
Di quella Riviera che aveva qualcosa di cinematografico.
Una Riviera fatta di sole, musica, spiagge affollate, biciclette, aperitivi, serate estive e quella voglia tutta italiana di vivere la vacanza come una piccola parentesi felice della vita.
Mi piace così tanto ritrovare oggi, proprio qui, qualcosa di tutto questo.
Nei suoi colori.
Nei suoi dettagli.
Nelle sue forme.
Nella sua atmosfera.
Ma soprattutto mi piace perché non sento che il passato sia stato ricostruito artificialmente.
Non mi sembra di essere dentro una scenografia.
Mi sembra di essere dentro una storia che ha continuato a vivere.
È come quando ascolti una vecchia canzone che non sentivi da anni.
Le prime note arrivano e, improvvisamente, ti ritrovi altrove.
Non perché sei tornato indietro.
Ma perché quella musica ha portato il passato nel presente.
Qui mi succede qualcosa di simile.
Il passato è presente.
Ma non pesa.
Non è malinconico.
Non è un museo.
È vivo.
E forse è proprio questo che mi affascina.
Il Flamingo non sembra voler tornare indietro.
Sembra voler ricordare da dove viene.
E io, che sono qui oggi, posso vivere contemporaneamente due tempi.
Quello di allora, che posso soltanto immaginare.
E quello di oggi, che invece sto vivendo sulla mia pelle.
Naturalmente, nel frattempo, il mondo è cambiato.
La Riviera è cambiata.
Sono cambiate le vacanze.
È cambiato il modo di viaggiare.
Sono cambiate le persone.
Sono cambiate le esigenze.
Sono cambiati gli alberghi.
Una volta si arrivava in Riviera per settimane.
Oggi spesso si arriva per pochi giorni.
Una volta si partiva con una valigia enorme e la voglia di dimenticare il calendario.
Oggi spesso partiamo guardando già il giorno del ritorno.
È cambiato il modo in cui viviamo il tempo.
Abbiamo tutto più velocemente.
E forse abbiamo sempre meno tempo per fermarci davvero.
Ed è proprio questo che sto apprezzando qui.
Perché qui, lentamente, sto recuperando una cosa che durante l’anno mi manca.
Il tempo.
Il tempo per guardare.
Il tempo per ascoltare.
Il tempo per non fare niente.
Il tempo per sedermi e lasciare che una giornata passi senza doverla riempire.
Il Flamingo ha attraversato questi cambiamenti.
Non è rimasto fermo.
È andato avanti.
Ha accolto il presente.
Ha cambiato ciò che doveva cambiare.
Ma senza perdere la propria memoria.
E questa cosa mi piace.
Perché non sento di essere in un luogo che vive nel passato.
Sento di essere in un luogo che porta il passato con sé.
È diverso.
Molto diverso.
E forse è proprio questo il senso della continuità.
Non conservare tutto esattamente com’era.
Ma sapere da dove si viene mentre si continua ad andare avanti.
E così arrivo al Flamingo di oggi.
Quello che sto vivendo adesso mentre scrivo.
Quello che ormai non riesco più a guardare soltanto come un semplice hotel.
Perché al mattino apro gli occhi e il primo pensiero è il mare.
A volte basta la luce.
Quella luce che entra dalla finestra e mi ricorda immediatamente dove sono.
L’Adriatico al mattino ha un colore tutto suo.
È chiaro.
Quasi trasparente.
Poi il sole sale.
La luce diventa più forte.
Il mare cambia.
La spiaggia si riempie.
La giornata prende vita.
E io mi accorgo che non ho fretta.
Non avere fretta qui.
Questa è una delle sensazioni più belle.
Scendere.
Fare colazione.
Guardare fuori.
Sentire le voci.
Pensare alla giornata.
Sapere che non devo correre.
Che posso scegliere.
Mare.
Piscina.
Una passeggiata.
Una bicicletta.
Un pranzo.
Un pomeriggio di assoluto niente.
E quel “niente” diventa improvvisamente una delle cose più belle che posso fare.
Poi arriva il pomeriggio.
Il caldo.
Quella sonnolenza che soltanto una giornata di mare sa regalare.
E il tempo sembra rallentare ancora.
Fino a quando la luce comincia a cambiare.
Il pomeriggio diventa sera.
La spiaggia si svuota lentamente.
Il lungomare si anima.
Le biciclette passano.
Le persone passeggiano.
Il bar comincia a riempirsi.
Arriva l’ora dell’aperitivo.
E poi la cena.
Le voci.
I bicchieri.
I piatti.
Le risate.
E fuori, sempre, il mare.
È incredibile quanto possa diventare familiare il rumore del mare.
Dopo qualche giorno non lo senti quasi più.
Eppure, quando ti fermi ad ascoltarlo davvero, ti accorgi che è ancora lì.
Sempre uguale.
Sempre diverso.
E penso che anche il Flamingo sia un po’ così.
Poi ci sono soprattutto le persone.
Ed è qui che, per me, il Flamingo ha smesso definitivamente di essere soltanto un hotel.
Perché un edificio può essere bello.
Una posizione può essere fantastica.
Una piscina può essere bellissima.
Una camera può essere confortevole.
Un ristorante può essere piacevole.
Ma alla fine sono le persone a decidere se un luogo rimarrà semplicemente nella memoria di una vacanza oppure entrerà davvero dentro di te.
E qui mi sono entrate.
Le persone.
I sorrisi.
I buongiorno.
Le piccole attenzioni.
Quel modo di salutarti che, giorno dopo giorno, diventa familiare.
All’inizio sei un ospite.
Poi cominci a riconoscere i volti.
E loro cominciano a riconoscere te.
E allora qualcosa cambia.
Non sei più soltanto qualcuno che è arrivato per qualche giorno.
Diventi una presenza.
E questa è una sensazione bellissima.
Perché non c’è bisogno di grandi gesti.
Anzi.
Sono proprio i piccoli gesti a fare la differenza.
Un sorriso.
Una parola.
Una domanda.
Un “come è andata la giornata?”.
Un modo di farti sentire che sei visto.
Che sei lì.
Che la tua presenza conta.
E penso alla famiglia che ha costruito questa storia.
A quanti anni ci sono dietro.
A quante estati.
A quante persone hanno lavorato qui.
A quante generazioni sono passate al Flamingo.
Perché una storia familiare così lunga, alla fine, non può non lasciare qualcosa.
E quel qualcosa si sente, la sento tanto.
Non è necessario che qualcun altro te lo spieghi.
Non è necessario che venga scritto da qualche parte.
Si respira.
È nell’atmosfera.
È nei gesti.
È nel modo in cui vieni accolto al Flamingo.
Ed è forse questo che mi ha conquistato più di tutto.
Il Flamingo, oggi, sembra vivere proprio lì.
Tra la Riviera degli anni Settanta e quella che sto vivendo oggi.
Tra le fotografie di chi è stato qui prima di me e quelle che sto scattando io.
Tra chi torna ogni estate e chi, come me, è arrivato magari senza sapere cosa avrebbe trovato.
Tra il rumore delle biciclette sul lungomare e quello eterno delle onde.
Tra la spiaggia piena di vita durante il giorno e la stessa spiaggia quando la sera comincia lentamente a svuotarla.
Tra il glamour e la semplicità.
Tra il passato e il futuro.
Tra il mare e la casa.
E continuo a tornare a questa parola.
Casa.
Perché sono lontano da casa.
Eppure qui mi sento a casa.
Forse perché casa non è soltanto un indirizzo.
Casa è una sensazione.
È qualcosa che riconosci senza sapere spiegare perché.
È il modo in cui ti senti quando apri gli occhi al mattino.
È il modo in cui qualcuno ti sorride.
È una luce che conosci.
È il rumore che ti accompagna.
È il piacere di sapere che domani sarà ancora lì.
E io qui ho cominciato a sentire tutto questo.
Mi sono sorpreso a vivere le mie giornate diversamente.
A guardare di più.
A correre di meno.
A fotografare, sì, ma anche a lasciare la macchina fotografica da parte.
Perché certe cose voglio semplicemente ricordarle.
Voglio ricordare come mi sentivo.
Non soltanto come apparivano.
E forse è proprio questo il regalo più grande che mi sta facendo questa vacanza.
Mi sta restituendo il tempo.
Se dovessi raccontare il Flamingo attraverso una sola immagine, sceglierei una sera.
Una di quelle sere in cui l’estate sembra rallentare.
Il sole è appena sceso.
Il cielo è ancora acceso.
Rosa.
Arancio.
Azzurro.
La piscina riflette gli ultimi colori della giornata.
La spiaggia che comincia a svuotarsi.
Dalla riva arriva il rumore delle onde.
Sul lungomare qualcuno passa in bicicletta.
Qualcuno passeggia.
Qualcuno ride.
Qualcuno torna verso l’hotel.
Dentro, le luci si accendono.
Il ristorante si prepara.
Si sentono i bicchieri.
Le voci.
Le posate.
Le prime risate della sera.
E io sono lì.
Fermo.
A guardare.
Non sto facendo niente.
E non ho bisogno di fare niente.
Ed è proprio in quel momento che mi accorgo dei miei occhi.
Sono pieni di luce, innamorato letteralmente di questo hotel.
E sorrido.
Perché non è tristezza.
Non è nostalgia.
È una gioia piena.
Quella sensazione rara che arriva quando capisci di essere esattamente nel posto in cui vuoi essere.
E allora ripenso velocemente a tutto quello che questo luogo ha visto.
Dal 1979.
A tutte le estati.
A tutte le famiglie.
A tutti i bambini.
A tutte le coppie.
A tutte le amicizie.
A tutte le partenze.
A tutti i ritorni.
Quante persone hanno guardato questo stesso mare?
Quante hanno visto tramontare il sole da qui?
Quante avranno provato qualcosa di simile a quello che sto provando io?
E penso che forse, senza averlo programmato, anch’io sto entrando nella storia del Flamingo.
Non in maniera importante.
Non come chi lo ha costruito.
Non come chi lo ha portato avanti per decenni.
Ma nel modo più semplice possibile.
Con un ricordo.
Il mio.
Quello di questa estate.
Quello di questi giorni.
Quello di una vacanza che doveva essere soltanto una vacanza.
E che invece è diventata qualcosa che porterò con me.
Tre generazioni.
Una storia sola che continua
Forse è questo che mi affascina di più.
Il Flamingo non è soltanto la storia di chi lo ha costruito.
È anche la storia di tutti quelli che, nel corso degli anni, lo hanno abitato per qualche giorno.
E forse la storia della famiglia Manuzzi continua proprio nello stesso modo.
Non soltanto attraverso un nome o attraverso un’attività, ma attraverso le persone che scelgono di raccogliere ciò che hanno ricevuto e di portarlo avanti.
E in mezzo, migliaia di storie diverse: quelle degli ospiti.
Ed è questo che rende tutto ancora più bello.
Perché una famiglia può costruire un albergo.
Ma sono le persone, anno dopo anno, a riempirlo di vita.
E poi è arrivato adesso il momento della mia partenza
Già.
Rimettere dentro le cose.
Chiudere la porta della camera.
Fare un ultimo giro.
Guardare ancora una volta il mare.
E probabilmente proverò quella piccola fitta che arriva quando una cosa bella sta finendo.
Mi fermerò qualche secondo in più.
Forse guarderò ancora il lungomare.
Forse ascolterò ancora le onde.
Forse cercherò di imprimere nella memoria un colore.
Un volto.
Una luce.
Un rumore.
Un profumo.
Perché quando sai che qualcosa bella sta per finire, improvvisamente la guardi con più attenzione.
E penso che forse è proprio questo che significa affezionarsi a un luogo.
Non accorgerti del momento esatto in cui è successo.
Accorgertene soltanto quando devi andare via.
E allora, difficile racchiudere in una frase cos’è il Flamingo per me?
Perché ormai non è più soltanto un hotel.
È il mare appena fuori dalla finestra.
È la luce del mattino.
È il rumore delle onde.
È una bicicletta sul lungomare.
È il colore di un tramonto.
È la piscina che riflette il cielo.
È una tavola apparecchiata.
È il profumo della cena.
È un aperitivo quando il giorno sta finendo.
È una voce che ormai riconosco.
È un sorriso.
È un buongiorno.
È una piccola attenzione.
È la gentilezza delle persone che ci lavorano a fare davvero la differenza.
Virginia, con la sua impeccabile direzione e la costante attenzione agli ospiti;
Anna, con la sua professionalità e la calorosa accoglienza al ricevimento;
Luca, con i suoi incredibili e creativi cocktail al bar;
Alexandra, con il suo sorriso e la sua premura in sala;
le signore ai piani, sempre attente alla cura degli ambienti;
e l’incredibile staff della cucina, artefice di una proposta gastronomica di ottimo livello, che onestamente non ti aspetteresti da un hotel tre stelle.
…solo per citarne alcune.
È il fascino di una Riviera che appartiene a un’altra epoca e che, allo stesso tempo, continua a vivere nel presente.
È una storia iniziata tanti anni fa e che, mentre sono qui, continua davanti ai miei occhi.
È il passato che non ha smesso di vivere.
È il presente che mi ha chiesto, per qualche giorno, soltanto di fermarmi.
E io mi sono fermato.
Ho respirato.
Ho guardato.
Ho ascoltato.
Ho sorriso.
E mi sono emozionato.
Perché sono partito per una vacanza e ho trovato qualcosa che non sapevo di cercare.
Ho trovato un luogo.
Ho trovato delle persone.
Ho trovato il tempo.
Ho trovato il mare.
Ho trovato la leggerezza.
Ho trovato una parte di me che durante l’anno corre troppo e che qui, finalmente, ha potuto rallentare.
E ho trovato quella sensazione che non capita spesso.
Quella di essere a casa, lontano da casa.
Forse è questa la vera magia del Flamingo di Gatteo.
Non soltanto il fatto di essere davanti al mare.
Non soltanto la sua storia.
Non soltanto i suoi colori.
Non soltanto quel filo che lo lega alla Riviera degli anni Settanta.
Ma il fatto che, per qualche giorno, riesca a farti dimenticare di essere un ospite.
Ti lascia vivere.
Semplicemente vivere.
E mentre vivi, quasi senza accorgertene, ti entra dentro.
Come il profumo del mare.
Come la luce del tramonto.
Come una canzone che ascolti per caso e che, mesi dopo, riesce a riportarti esattamente nello stesso posto.
Io credo che quando tornerò a casa, basterà poco.
Una fotografia.
Un colore.
Una musica.
Il rumore del mare.
Forse anche soltanto una parola.
“Flamingo”.
E sarò di nuovo qui.
Davanti a questo mare.
Con quella luce negli occhi.
Con quel sorriso che mi viene ogni volta che ripenso a questi giorni.
E con la consapevolezza che la più bella sorpresa di questa vacanza è stata trovare un luogo nel quale, per qualche giorno, ho sentito di appartenere.
Un luogo dove sono arrivato da ospite.
E dal quale, dentro di me, ripartirò portandomi un pezzetto di casa.
Perché ci sono luoghi che visiti.
Luoghi che fotografi.
Luoghi che ricordi.
E poi ci sono luoghi che, senza chiederti il permesso, diventano un ricordo ancora prima che tu sia ripartito.
Il Flamingo, per me, è diventato l’incredibile sensazione di essere nella la mia casa lontano da casa.
Grazie di cuore … Flamingo.
#iloveflamingo
Venite a scoprire insieme a me
il fascino di questo hotel
che custodisce un’anima di famiglia,
tra atmosfere da Riviera,
dettagli glamour
e quella rara sensazione di essere esattamente dove si desidera essere!
Vi invito a seguirmi e ascoltarmi fino alla fine dei miei tanti racconti:
Attraverso lo storytelling delle mie molteplici esperienze!
– Maurizio –
#CastleDreamsGETAWAYS
#BEbyMaurizioDiBella
HIGHLIGHTS

Il Flamingo nel tempo, racchiuso in uno sguardo
Una famiglia, attraverso le sue generazioni

Dove il giorno incontra il mare
La spiaggia si svela al primo sguardo

Il fascino delle notti senza tempo
Cocktails, eleganza e atmosfere dal sapore glamour

Dove la piscina del Flamingo incontra l’orizzonte
Il mare davanti, il tempo sospeso

Il piacere di stare insieme qui
Conversazioni lente, nell’abbraccio della hall accogliente

Glamour in movimento, firmato Flamingo
Il risciò che racconta l’eleganza della Riviera
#PortraitsOfITALY