Quel profumo di casa – Dall’Italia al Canada, sulle tracce di una tradizione che sa di estate e famiglia

Sarà forse questo caldo, oggi così intenso.

Sarà quella luce, ancora forte e dorata, che entra dalle finestre e sembra fermare il tempo.
O forse sarà semplicemente la memoria.

Perché agosto, adesso, mi ha improvvisamente riportato a galla un profumo indimenticabile.

Quello dei pomodori maturi.

Del basilico appena raccolto.
Del sugo che sobbolle piano.

E di una tradizione che, proprio nei prossimi giorni, tornerà a riempire di rosso, vapore, voci e profumi i cortili, le cucine e i garage di tante famiglie… dall’Italia al Canada.

Lo sapevate che in Canada esistono anche i “Salsa Days”?

No, no… tranquilli.
Non si balla la salsa caraibica.

Qui si parla di pomodori.
E che pomodori!

Noi, in famiglia, scegliamo sempre e rigorosamente solo i San Marzano,
per la loro polpa densa e il sapore intenso.

Immaginate anche voi…
Fine agosto, primi giorni di settembre.

Quando il sole ha fatto il suo lavoro e arrivano le cassette colme di pomodori rossi, pesanti, maturi, quasi bollenti al tatto.

Si comincia con la prima cassetta.
E già quello è un momento emozionante.

Quel profumo verde e dolce che sale dal mucchio.
Un profumo che, per chi è cresciuto in certe famiglie italiane, non è soltanto un profumo.

È un ritorno.

Poi l’acqua comincia a scorrere.
I pomodori vengono lavati a mano, uno ad uno.

Le mani passano da un pomodoro all’altro, cercando quelli più belli, più rossi, più maturi.

Qualcuno ne prende uno al volo.
Lo morde.
E per un istante si torna bambini.

Il sole sulla buccia.
La polpa dolce.
Quel sapore che non ha bisogno di niente.

Poi si taglia, si sistema, si prepara tutto.

E finalmente si tira fuori quel vecchio pentolone.
Quello grande, fuori quasi arrugginito, ma dentro ancora lucido.

Quello che durante l’anno rimane nascosto in qualche angolo della casa e che viene tirato fuori quasi soltanto per questo.

Ha magari qualche graffio.
Qualche segno del tempo.

Ma è proprio quello.
Quello di sempre.

Quello che hanno usato tante mani che, prima delle nostre, lo hanno riempito decine e decine di volte.

Il fuoco si accende.
Il pentolone comincia a scaldarsi.

E poi arriva lui.
Il vecchio, grande cucchiaio di legno.

Quello consumato dall’uso.
Quello che sembra quasi troppo grande per stare tra le mani.

E che, in quel momento, diventa una specie di bacchetta magica.

Gira.
Mescola.
Affonda nel rosso.

E trasforma semplici pomodori in qualcosa che sa già di casa.

Il vapore sale.
Il rosso invade tutto.
I vetri si appannano.
Il caldo si fa sentire sulla pelle.

Il basilico fresco finisce tra le dita e lascia quel profumo intenso sulle mani.
Un profumo che, anche dopo essersele lavate, rimane.

E intorno… la tua famiglia.

Nonni.
Genitori.
Figli.
Nipoti.
Amici.

Una voce chiama dall’altra stanza.
Qualcuno ride.
Qualcuno racconta, per l’ennesima volta, la stessa storia.
Qualcuno controlla il sale.
Qualcuno assaggia dal cucchiaio.
Qualcuno soffia perché è ancora troppo caldo.

E qualcuno, naturalmente, dirige i lavori senza fare praticamente nulla.

Il tavolo si riempie di cose.

Un mestolo.
Un coltellino.
Uno strofinaccio.
Qualche pomodoro dimenticato da parte.
Un piatto per gli assaggi.
E magari un pezzo di pane.

Perché la prima salsa imbottigliata non si può mica aspettare fino a pranzo.

Si prende quel pane.
Lo si intinge appena.
Rosso brillante.
Ancora caldo.

E per un attimo non esiste niente altro.
Solo quel sapore.

Ognuno ha il suo posto.
Il suo gesto.
Il suo compito preciso.

Come se quelle mani sapessero già cosa fare.
E forse è proprio così che si tramandano davvero le tradizioni.

Non attraverso i libri.
Attraverso gli occhi.

Guardando.
Imitando.
Stando accanto.

Da bambini non ci rendiamo nemmeno conto che stiamo imparando qualcosa.
Pensiamo soltanto di essere lì.

In mezzo ai grandi.
In mezzo a quelle voci.
In mezzo a quel profumo.

Poi passa il tempo.

E un giorno, chissà perché, apri una bottiglia…
e ti accorgi che invece ricordi tutto.

E poi arrivano le bottiglie.

Una dopo l’altra.
Rosse, calde, allineate.

Il vetro riflette la luce del pomeriggio.
Le mani diventano sempre più veloci.
Il tavolo si riempie.
Le cassette si svuotano.

Il pavimento porta qualche traccia di quella giornata.
E nessuno sembra farci caso.

Perché alla fine sarà tutto pulito.

Ma quel profumo…
quello rimarrà ancora per un po’.

E quando arriva quel piccolo “clac” della chiusura…
è come se l’estate fosse stata catturata lì dentro.

Una bottiglia alla volta.
Per l’inverno.
Per la pasta della domenica.
Per una cena improvvisata.

Per quel giorno, mesi dopo, in cui si aprirà una bottiglia e, per un istante, torneranno quel sole, quel cortile, quelle voci.

Perché gli italiani arrivati in Canada non portarono soltanto ricette.

Portarono gesti.
Abitudini.
Profumi.
Il modo di stare insieme.

In Italia, preparare la passata era anche un modo per conservare il sapore dell’estate quando l’estate sarebbe finita.

In una terra come la Sicilia, dove il sole sembra quasi voler entrare nei pomodori e restarci dentro, era anche un modo per fare tesoro dell’abbondanza della stagione.

In Canada, con il passare degli anni, quel gesto è diventato qualcosa di ancora più prezioso:
un modo per conservare casa.

Anche quando casa era ormai dall’altra parte dell’oceano.

E oggi, che al supermercato possiamo trovare decine di tipi di salsa già pronta, viene spontaneo chiedersi:
perché continuare a farla?

Perché forse non è più necessario.
Ma è ancora importante.

Perché quella passata non contiene soltanto pomodoro.

Dentro ci sono le mani del nonno.
La voce della nonna.
Le estati dell’infanzia.
Le risate dei cugini.
Il vecchio pentolone.
Il grande cucchiaio di legno.
Il grembiule macchiato di rosso.
Il profumo del basilico.
Il calore del sole.
Il rumore dell’acqua.
Il vapore sui vetri.
Il pane intinto nella salsa appena fatta.

E quella strana, bellissima sensazione di essere esattamente nel posto giusto… con le persone giuste.

Quella sensazione che, da adulti, passiamo una vita a cercare.

Noi, italo-canadesi, non conserviamo soltanto il pomodoro.

Conserviamo una parte di ciò che siamo.
Conserviamo un pezzo della nostra infanzia.

Un pezzo della nostra famiglia.

Un pezzo di quella terra che magari abbiamo lasciato tanti anni fa, ma che, attraverso un profumo, un sapore, un gesto delle mani… può tornare a trovarci in qualsiasi momento.

E forse è proprio questo il miracolo delle tradizioni:
sanno attraversare un oceano senza perdere il loro profumo.

Così, dopo decenni, anche in Canada basta svitare un tappo.

Un piccolo “clac”.
Il rosso della salsa nel piatto.
Il profumo del basilico.
Un pezzo di pane.

E improvvisamente…
anche da così lontano, l’Italia torna a profumare la casa.

E, per qualche istante,
anche il cuore ritrova la sua strada.

E forse è proprio per questo che, mentre scrivo ora queste parole, mi vengono un po’ gli occhi lucidi.

Non di tristezza.
Di gratitudine.

Perché dentro a quel profumo, a quei gesti, a quel vecchio pentolone, a quel cucchiaio di legno… c’è la parte più bella della mia famiglia.

Ci sono i miei nonni.
Ci sono i miei genitori.
Ci sono le persone che mi hanno insegnato, senza nemmeno saperlo, che certe cose non si tramandano soltanto con le parole.

Si tramandano con le mani.
Con i gesti.
Con i profumi.
Con l’amore.

E oggi, dopo tanti anni, tutto questo è ancora qui.
Dentro di me.

Forse è questo, in fondo, il vero significato di una tradizione:
non lasciare che il tempo porti via ciò che amiamo, ma trasformarlo in gesti, profumi e ricordi da vivere ancora insieme, oggi… e domani.

Venite a scoprire insieme a me
i profumi capaci di attraversare il tempo e persino un oceano.
Quello del pomodoro, del basilico e della passata fatta in casa
che raccontano una storia di famiglia, di radici e di un’Italia che, anche lontano da casa, non smette mai di profumare!

Vi invito a seguirmi e ascoltarmi fino alla fine dei miei tanti racconti:
Attraverso lo storytelling delle mie molteplici esperienze!

– Maurizio –

#CastleDreamsGETAWAYS

#BEbyMaurizioDiBella

HIGHLIGHTS

I rossi e succosi San Marzano

Il profumo della terra, pronti a diventare memoria.

Il vecchio e storico pentolone

Dove ogni estate torna il rito di famiglia.

Le mitiche bocce di vetro

Il rosso caldo del pomodoro, sigillato per tutto l’anno.

Video consigliato

error: Content is protected !!